Pazar, Ocak 21, 2007
Hakkımda
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- Konum: Profondo Sud, Italy
Ogni città riceve la sua forma dal deserto a cui si oppone (I. Calvino)
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15 Segnali di fumo
I miei amici Parsi ringraziano :-)
Eccoci. Un salutino.
Mi ha rubato il fuoco? Finalmente, la fiamma tanto non si estingue.
Grazie della visita
hai lasciato aperto il gas?
Una fiamma che arde, come il ricordo dentro me di qualcosa che è spento purtroppo ma ancora brucia.
Allora torno a navigare in solitaria, altezzoso e riservato... alla ricerca del vero Capitano...
SUERTE
E' comune il disprezzo verso ciò che la natura ha dipinto. Così come verso sé stessi. E' l'involuzione debole del proprio essere: la mancata percezione dell'io nel contesto e negli altri.
Le frenetiche abitudine moderne spengono quanto di naturale resta in noi stessi.
Nell'anima ha sede un tempio, e anche l'anima è un tempio. Li forse non si celebra un culto ma si eleva riflessione a conoscenza.
Le porte sono aperte, e non potrebbero essere chiuse: esplodono i vulcani, ma la lava nell'acqua si spegne.
E' così complesso il mondo quanto l'uomo e le relazioni tra i due emisferi.
Nel tempio del fuoco anche i ricordi lontanti hanno necessità di bruciare: fanno parte del culto! E nella misura in cui si spengono, questi perdono oltre all'attualità, anche il significato di ricordo.
@Capitano:
Non può bruciare qualcosa che è spento. Neanche la cenere è spenta fino a quando c'è un po' di calore che la tiene in vita...
Non ti serve una frase fatta, del tipo passerà o roba del genere.
Ti serve solo fermarti un po', capire dove stavi andando e dove vuoi ancora andare..
troverai la rotta, ne sono sicura. E sarai solo a cercarla.
Ma io ci sono ricordalo!
@karel.. capita!
@Equo: grazie a ..loro..
@antonio ancora grazie (che te lo dico a fare?)
@daecus
Magari bruciassero i ricordi lontani. Invece non si spengono, ci accompagnano e.. ci cambiano. Per fortuna!
Vero, ho scordato di presentare il post.
Tempio del fuoco di Ateshgah, c'è tutto nei link (sul titolo è in italiano, traduzione per ignoranti.. scusate ma non ho trovato altro).
Ora bisognerebbe spendere due parole su Zarathustra ma vi risparmio, ne riparliamo alla prossima eresia.
Baci a tutti, a presto!
da quanto tempo non passavo da qui...sn stata un pò x fatti miei(cm sempre del resto)come va?
baci*
Bellissima immagine che lascia immaginare. Un’icona che sta lì a risvegliare la nostra mente per condurla all’interpretazione. La possibilità di scandagliare il dubbio. L’interpretazione limpida del sogno visto che l’angolazione di questa splendida immagine non concede certezza. La porta come bocca umana. La fiamma entra nel corpo per infiammarne animo e mente o l’esatto contrario? Si è all’interno del cuore o siamo solo osservatori esterni? Nessun riferimento certo, anche la fiamma fa della sua staticità un indirizzo incerto. Tracciando linee ideali si vedrà che anche il cielo non da alcun appiglio, tanto è diviso equamente tra dentro e fuori le mura. La scelta giusta è lasciata solo all’istinto e alla profondità dell’occhio e del senso. Siamo dentro o fuori??
Ci sono.
Ciao a tutti..
negli ultimi tempi ho lasciato un po' andare istanbul deve le pare, e vedo che funziona!
Ciao nemo sono contenta di ritrovarti, ogni tanto ti perdi ma.. lo so che ci sei!
Marlene.. a chi lo dici! Bello il tuo nuovo.. viola, passo a trovarti presto promesso!
Brand non lasci vie di mezzo eh? Perfetto, anch'io le odio.
Credo dipenda molto dalle scelte di ognuno, in ogni caso per me non si può essere come il cielo equamente distribuito, per me si è dentro o fuori.
Poi dipende molto da cosa c'è oltre le mura.. Quello che a volte sembra un posto bellissimo può rivelarsi una trappola, e non so quanto si riesca a saperlo osservandolo da fuori.
Quindi.. io dico dentro, salvo lasciare comunque una via di fuga per scappare non appena le mura diventano troppo strette!
Bacio!
Il fuoco non entra: è il corpo. Ruota forse per forza d'inerzia. I ricordi? Proprio perché bruciano, non si spengono. Anche la cenere parla; e le sue parole hanno la capacità di scaldare.
Soffia il vento sui destini umani e l'erosione attanaglia il mondo d'immagini: e mentre emblemi si alzano a rappresentare la noia di un'epoca, nell'antico tempio del fuoco, scorre la storia svelando l'ignoto futuro.
Quali moderne vittime delle idee, soggiogati al peso di simboli griffati, tatuati nell'assurdo irragionevole "caso", i contemporanei ricercano luoghi, identità, sembianze. E così privi dell'indole smarrita nei sensi, s'aggrappano, e cadono, e si fanno male. Ecco che a medicar le ferite intervengono "falsi illuminati", interpreti d'una fede epocale, sgranata nelle mute litanie degli assoli, confusa nella mischia suadente degli unisoni.
E' più profonda, penetrante, pungente, squisita, la fascinosa eleganza del credo: stasi dei sogni, nel sogno più bello, quale essere al mondo.
Ecco il consentito tempio. E' elevato a mistero ciò che non ha natura eccessivamente complessa. Così l'uomo. Didone, regina, accatasta la pira. Arde il rogo. E sul rogo ella scompare. E' una sorte che non ha bisogno di compasso. E' un disegno senza matita: lo si scrive con un dito, nell'aria, nell'acqua; lo si ha scritto tra le dita.
E' un disegno che il fuoco, bruciando, gelosamente ha il compito di custodire e proteggere.
Bu kayıt, yazar tarafından kaldırıldı.
Uno dei massimi scrittori si chiese chi chiuse la porta dell’arca. Pare che non avesse serratura interna. Forse qualcuno non si è salvato; ma è probabile che qualcuno non doveva salvarsi, nonostante l’essersi adoperati (“ego non sum dignus”). Anche Cassandra aveva il dono di predire il futuro; ma se qualcuno (contrappasso?) l’avesse creduta il futuro non avrebbe avuto senso. Tra il senso e il nonsenso il confine è frastagliato. Era matto il cappellaio che incontrò la piccola Alice? Egli festeggiava il “noncompleanno” (364 giorni l’anno). Forse lo era, ma la sua era una liturgia sana. Non lo era, invece, la procedura romana d’abuso relativa alle feste. Le feste servivano (colosseo, ecc.) ad allontanarsi. Illusioni diaboliche, sfruttate dal personale egoismo di alcuni potenti. La manipolazione delle coscienze, attraverso i canali mentali, la conquista dell’assenso, la ricerca dell’adesione totalizzante, totalitaria, fideistica, identificativa, dipendente, dell’io nell’azione altrui frusta l’esigenza di libertà. Del resto, il mantenimento del dogma, di una comune ma autoritaria celebrazione che poco spazio dà agli ascoltatori (non già interlocutori) crea sfiducia, paura. Al contrario, il tè del cappellaio d’Alice è così sano, la ritualità insita nell’offrirlo è offerta di consenso; è ricerca mentale; confronto, dialogo. Alice scappa: il labirinto è in mano alla regina di cuori. Anche l’austera sovrana teme la piccola Alice che, un po’ come Gulliver, improvvisamente cresce. Il suo viaggio è più sano della lezione di storia.
Nel tempio quotidiano della realtà si immolano gli agnelli più grassi. Si festeggia la supremazia dell’uomo sull’uomo. Si celebrano gli insulsi traguardi raggiunti da causidici scialbi che mirano soltanto ad ottenere fugaci vantaggi.
E’ più sano il noncompleanno. Tanto più in una società nata malata. Esso infonde fiducia, giacché è di travolgente e intima evidenza che dopo il novilunio la luna compare.
Sappiate donare voi stessi
voi che siete ricchi,
voi che sapete piangere,
voi che sapete ridere:
donate uno sguardo, un sorriso,
una parola.
Oppure donate semplicemente il silenzio
che accoglie mille parole.
Sappiate ingannare voi stessi, se serve,
ma non chi vi e' vicino.
Possiate essere felici.
E che almeno una volta
abbiate reso felice qualcuno.
Dedicata agli amici del blog!
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